La Corte di Giustizia delle Comunità Europee (CGCE) ha disposto il suo arresto che condanna l’Italia per mancato rispetto del principio generale di trasparenza e del rinnovo delle licenze di scommesse ippiche, nonostante l’apertura del mercato.
In effetti, l’Italia ha accordato solo 1.000 licenze a delle società per permettere loro di raccogliere le scommesse delle corse ippiche. Ebbene, più di 300 licenze storiche, accordate da una decina d’anni, sono state rinnovate senza previa gara d’appalto.
L’Italia, per giustificare la sua decisione, utilizza come pretesto degli imperativi di ordine pubblico, la protezione dei consumatori, il divieto delle scommesse clandestine e la stabilità finanziaria delle società di scommesse.
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